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Rolle: il borgo silenzioso

Primo (e unico) borgo italiano tutelato dal FAI, ammirato dal grande poeta Andrea Zanzotto, Rolle è oggi un luogo che valorizza comunità, territorio e viticoltura. Tanto da avere un particolare vigneto dove si coltivano le antiche viti del Conegliano Valdobbiadene
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Di Paolo Colombo

Una cartolina inviata dagli dèi”. Così, il grande poeta Andrea Zanzotto, descriveva, nella sua ultima raccolta di poesie pubblicata nel 2009 “Conglomerati”, il paesino di Dolle. Un nome fittizio, ma sicuramente ispiratogli da Rolle, una piccola frazione di Cison di Valmarino che Zanzotto conosceva bene e frequentava, a cui il poeta “regalò” poi questo verso, che si può oggi leggere impresso sull’antica fontana del paese. E un cartolina oggi Rolle lo è diventata davvero, visto che dal 2004 è stato il primo – e sino ad oggi l’unico – borgo italiano tutelato dal FAI, il Fondo italiano per l’ambiente.

Promotore di quell’iniziativa fu l’architetto Enrico De Mori, oggi delegato regionale FAI, che dopo una serie di esperienze di lavoro all’estero, tra Berlino e Dublino, a fine anni Novanta decise di ritornare alle proprie radici. Stabilendosi qui, folgorato dalla bellezza del luogo e soprattutto dal paesaggio che lo circonda. Perché Rolle, che oggi conta – all’ultimo censimento – appena 35 abitanti, rappresenta in modo perfetto quel mix tra tradizione, identità, cultura e paesaggio, curato e plasmato armoniosamente dalla mano dell’uomo, che hanno fatto sì che le colline del Conegliano Valdobbiadene fossero elette nel 2019 a patrimonio universale UNESCO.

Cercavo casa – racconta l’architetto De Mori – e mi venne proposta una vecchia e malandata abitazione qui nel centro del paese. Mi sono affacciato al balcone ed è stato amore a prima vista. L’ho comprata, ristrutturata in modo filologico, lasciando a vista i pezzi originali d’epoca, come pure i due ingressi separati visto che in passato erano due abitazioni divise, scoprendo così la vera anima di questa casa. Che è poi l’anima di Rolle, ovvero di una ben precisa cultura di comunità che si può respirare in questo borgo antico”.

Rolle nasce come Arrollis, toponimo che secondo alcuni potrebbe derivare dal latino rubus, come luogo ricco di rovi, oppure secondo altri invece ad olla, in riferimento alla produzione di vasi in terracotta, attività di grande rilevanza sino al secolo scorso. Il primo vero avamposto della civiltà, intorno a cui è sorto il borgo di Rolle, però, è stato il monastero benedettino risalente al 1100, dipendente dalla prebenda di Nonantola, di cui oggi rimangono solo i lacerti, il portale d’ingresso e il ritaglio del chiostro originale. E furono probabilmente proprio i monaci ad avviare qui per primi la viticoltura a presidio del territorio.

La storia di Rolle si intreccia poi con vicende del territorio. Nel medioevo diventa regola di Cison quindi, sotto Venezia, rientra nella contea Brandolini, che governarono qui per cinque secoli fino alla caduta della Serenissima. I Brandolini, di cui ancor oggi si possono vedere nei dintorni di Rolle le tipiche “case rosse”, diedero un nuovo impulso all’agricoltura creando i primi contratti di mezzadria. Già allora questa zona, con le sue tipiche dorsali a corde, era considerata di particolare qualità dal punto di vista geomorfologico e di microclima, tanto che l’uva di Rolle era piuttosto richiesta.

Il progetto di Rolle Borgo FAI – spiega l’architetto De Mori – è nato per sostenere la comunità. Ha come punto di partenza il paesaggio, ma dietro di esso vuole valorizzare soprattutto le persone ed i viticoltori del luogo. Non certo musealizzando il borgo, ma governando le trasformazioni che sta vivendo, ponendo un’attenzione agli aspetti identitari, anche dal punto di vista viticolo. È con questo obiettivo, ad esempio, che assieme al Centro di ricerca per la viticoltura Crea-Ve, abbiamo creato qui un vigneto sperimentale di conservazione, che contiene circa 70 varietà diverse di Glera. Copie delle piante storiche del territorio. Una sorta di banca genetica, patrimonio dell’eredità viticola di queste terre, con la cui uva, tra due tre anni, contiamo anche di produrre un vino. Ed è talmente forte il legame tra queste piante e Rolle, che ad alcune di esse abbiamo dato il nome degli anziani del posto”.

 

[Articolo originariamente pubblicato sulla rivista Visit Conegliano Valdobbiadene Autunno Inverno 2021. L’intero numero è disponibile qui]