Riflettori puntati sull’annata 2024
Tre degustazioni d’autore raccontano l’ultima annata del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG, tra ricerca dell’identità, legame col territorio e specificità delle Rive

L’annata 2024 del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG sotto i riflettori, anzi sotto al naso e al palato, degli esperti. A giugno questa narrazione è passata attraverso i calici, con tre degustazioni d’autore che hanno fatto il punto sull’ultima annata produttiva.
Sissi Baratella: il racconto del territorio

Il viaggio è iniziato con Sissi Baratella, enologa e divulgatrice, che condotto la sua degustazione per DoctorWine dal 9 all’11 giugno.
“L’identità diventa una delle parole chiave imprescindibili d’ora in avanti. Se io fossi un produttore mi domanderei: cosa mi rende unico agli occhi del consumatore? E come fare per tutelarlo, valorizzarlo e comunicarlo?”. Un invito a trasformare la specificità di ogni Riva (quel legame indissolubile tra vigneto, microclima e mano dell’uomo) in un messaggio chiaro e riconoscibile nel bicchiere.
Sissi ha aggiunto note tecniche cruciali: mentre Extra Dry e Brut si confermano stili “centrati”, Dry ed Extra Brut risultano più divisivi. Ha anche evidenziato come la cura delle Rive sia sempre più identitaria, ma ha messo in guardia su “qualche ossidazione di troppo”: un aspetto critico per vini la cui magia sta proprio nei “profumi effimeri, fragranti, immediati e delicati”.
Eros Teboni: la ricerca dell’autenticità

Il 18 giugno Eros Teboni, Miglior Sommelier del Mondo 2018, è stato ospite nella sede consortile per degustare i vini del 2024 e raccontarli nel suo “The Wine Journal”.
Il suo tasting ha messo a fuoco una caratteristica fondamentale: la riconoscibilità del territorio. “Si è trovata tantissima costanza a livello qualitativo rispetto all’anno scorso, e anche delle bellissime sorprese lungo tutto lo spettro dei residui zuccherini“, ha esordito Eros.
Ma il cuore del suo messaggio è un altro: “La costanza qualitativa è importante, ma soprattutto è puntata all’identità del territorio. La riconoscibilità di queste colline è una caratteristica fondamentale da ricercare“. Per Teboni, comunicare questa autenticità – specialmente al cruciale mercato degli importatori – è la chiave per distinguere il Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG nel panorama mondiale.
Il ricordo che gli resta è anche quello di un “territorio incredibile” che sa esprimere la sua voce unica.
Il verdetto tecnico dell’ONAV

A completare il quadro, le valutazioni tecniche coordinate dall’ONAV (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vino) per la Guida Prosit 2025. Pasquale Porcelli ha tracciato un ritratto di un’annata 2024 con qualche problema in vigneto “a causa di un inverno mite e una primavera congelata, molto piovosa e tardiva”. Solo settembre ha portato condizioni ideali per uve di qualità.
Nonostante le avversità, i vini assaggiati hanno sorpreso. “Abbiamo avuto vini freschi con molte sfumature floreali, cosa che non è avvenuta nell’annata 2023″, commenta Porcelli. Il giudizio finale è positivo, seppur misurato: “Possiamo considerare la 2024 non un’annata eccezionale ma una buona annata, anche tenendo conto delle condizioni difficili in cui si è svolta”.
Un invito all’identità
Le tre degustazioni di giugno hanno tracciato un percorso convergente. L’annata 2024, nata sotto una stella capricciosa, ha mostrato però una qualità costante e inaspettate piacevolezze floreali.
Ma il vero filo rosso è stato l’appello all’identità. Che sia la voce autentica del territorio raccolta da Baratella, la riconoscibilità ricercata da Teboni, o la specificità evidenziata dai tecnici ONAV, il messaggio è chiaro: il futuro del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG passa attraverso la capacità di ogni produttore di raccontare, nel bicchiere e oltre, la storia unica delle colline Patrimonio UNESCO.