Nuove radici: intervista a Edoardo Ribetti e Catherine Massard
Un sogno accarezzato per anni dall'altra parte dell'oceano ha trovato la sua realizzazione nel cuore delle Colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.

È per questo che Edoardo e Catherine Ribetti, con i loro due figli, hanno lasciato Miami per rispondere a un richiamo che affonda nelle radici della famiglia di Edoardo: una vecchia tenuta a Rolle di Cison di Valmarino. Un luogo che per decenni ha atteso silenziosamente di essere riportato in vita.
Edoardo, il cui percorso lo ha portato dagli Stati Uniti – dove ha costruito la sua vita e incontrato Catherine – sente ora un forte legame con queste terre. La loro storia non è solo un ritorno, ma una riscoperta, intrisa del desiderio di connettersi con la bellezza e l’anima autentica di questo territorio.
Cosa vi ha attratto del Conegliano Valdobbiadene al punto da decidere di viverci e investirci?
Catherine: Per me tutto è nato da un sogno: quello di possedere un giorno un vigneto. Un sogno che avevo iniziato a romanticizzare da adolescente dopo aver visto il film A Walk in the Clouds.
Poi, la scintilla è scattata in una notte di Capodanno del 2020, a Miami, in piena pandemia. Stavo preparando un cocktail ispirato al Prosecco, e mentre leggevo del magnifico territorio del Conegliano Valdobbiadene, ho avuto un’illuminazione. Ho realizzato che io e mio marito avevamo un’occasione d’oro: potevamo far rivivere la tenuta di famiglia a Rolle e, addirittura, diventare noi stessi produttori di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.
In quel momento, ho sentito che quel sogno, che portavo dentro da anni, poteva finalmente diventare realtà. Vedendo la crescita straordinaria del Prosecco in America, soprattutto nella nostra Miami, mi sono chiesta: perché non dovremmo essere noi a valorizzare questo luogo così speciale e farlo fiorire con il nostro amore e il nostro impegno?
Qual è stata la prima emozione, o impressione, di questo territorio?
Edoardo: La mia “prima impressione”, o forse sarebbe meglio dire la mia profonda riscoperta, è stata un’emozione inaspettata nel 2021. Tornando a Rolle, ho visto le colline animate da turisti in Vespa, un paesaggio vibrante e pieno di vita. Da bambino, negli anni ’70 e ’80, ricordavo un luogo molto più intimo e rurale. Rivisitarlo da adulto e assistere a una trasformazione così significativa, legata al successo globale dello spumante che qui viene realizzato, è stato per me qualcosa di davvero sorprendente e toccante. È stato come riscoprire un pezzo del mio passato sotto una luce completamente nuova.
Che “nuova prospettiva” pensate di portare al territorio o al mondo del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG?
Il nostro desiderio è aprire le porte della nostra tenuta al mondo, svelando la bellezza di Rolle attraverso un concetto innovativo di “farm hospitality”. Immaginiamo un luogo dove natura, benessere, ospitalità rurale e la ricchezza culturale del territorio si fondono in un’esperienza unica.
Vogliamo creare un rifugio dove gli ospiti possano rallentare il ritmo, riconnettersi con la natura e immergersi completamente nel paesaggio del Conegliano Valdobbiadene, sorseggiando un calice di vino in un’atmosfera genuina e memorabile. È la nostra visione per un turismo più consapevole e autentico.
C’è un aspetto del Conegliano Valdobbiadene che avete imparato ad amare e che, forse, chi è cresciuto qui dà per scontato?
Abbiamo imparato ad amare profondamente non solo la bellezza delle colline, che incanta, ma anche l’immenso e costante lavoro manuale necessario per coltivare i vigneti su queste pendenze così ripide.
È un’arte che riesce a mantenere in perfetta armonia la bellezza del paesaggio e la sua produttività. È un equilibrio delicato e impegnativo che forse chi vive qui da sempre tende a dare per scontato. Ma per noi, ogni filare e ogni terrazzamento rappresentano qualcosa di davvero eccezionale, un’espressione tangibile di dedizione e rispetto per la terra.
Qual è una tradizione nella produzione del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG che ritenete essenziale preservare e quale, invece, pensate sia pronta per l’innovazione?
Una delle tradizioni più preziose da preservare è senza dubbio il lavoro manuale nei vigneti. È una necessità imposta dalle pendenze delle colline del Conegliano Valdobbiadene. Al tempo stesso, è proprio questa dedizione a rendere il territorio unico e a conferire ai suoi vini un carattere così distintivo e autentico.
Siamo consapevoli delle sfide che emergono, come la difficoltà nel reperire manodopera, che apre scenari interessanti per l’innovazione. Crediamo fermamente che l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie possano diventare un prezioso alleato per il viticoltore tradizionale. Possono supportare una gestione più efficiente e intelligente dei trattamenti, del monitoraggio e della manutenzione quotidiana dei vigneti, senza compromettere quel legame umano e profondo con la terra che è l’anima stessa di questa meravigliosa tradizione.


