Merenda tra le colline di Conegliano e Valdobbiadene
Frasche, ristori e agri-bistrot accolgono con i loro spuntini rustici e golosi che percorre a piedi o in bicicletta il territorio Patrimonio UNESCO

C’è una pratica, la merenda, che affonda le sue radici nella cultura contadina. Più che mai in questo territorio, con il suo paesaggio di una bellezza struggente, tra i vigneti più ripidi che si sviluppano lungo le colline caratterizzate dalla viticoltura eroica.
La merenda era un vero supporto alla fatica dei contadini e, proprio per questo, momento fondamentale della giornata. Pane, salumi, formaggi, se si riusciva un piatto caldo, magari accompagnati da un bicchiere di vino. Si consumava con una pausa dal lavoro, gran parte delle volte all’aperto o con un riparo provvisorio.
IL RITORNO DELLA PAUSA SEMPLICE (E AUTENTICA)
Oggi quella consuetudine riprende vita in chiave moderna, rivista nell’ottica di un viaggiatore contemporaneo che cerca di ristorarsi in modo semplice, lontano dalle tavole importanti e dalla loro cerimoniosità codificata.
Una breve pausa di cui si sente sempre più la necessità, tanto che l’offerta di luoghi dedicati cresce in modo diversificato ma con uno spirito informale che li accomuna. Questo insieme a un’idea di ospitalità autentica, in grado di raccontare il vero spirito del territorio.
Siano frasche, ristori o agri-bistrot, si tratta spesso di posti ricavati dal recupero di edifici agricoli abbandonati, spazi che di fatto intercettano un bisogno, quello di fermarsi per un po’ a rifocillarsi, osservare, guardarsi intorno e soprattutto per allontanarsi qualche istante dalla frenesia quotidiana, vivendo così una nuova esperienza di relazione, informale e accessibile, con il luogo e con chi lo abita.
RISTORO COLLAGÙ – QUALITÀ SENZA FORMALITÀ
Se l’idea di ricerca gastronomica è distante, così non è quella di qualità, perché anche le cose più semplici possono esprimerla egregiamente. Questo vale ad esempio per il Ristoro Collagù dell’azienda Le Rive de Nadal di Stefano e Paolo Guizzo.
Stefano e Paolo hanno ereditato la passione per la viticoltura dal nonno materno Natalino (da qui Nadal, in dialetto), nato con l’intento di riportare l’antico borgo di Collagù al suo splendore e far conoscere un angolo di paradiso caratterizzato da quiete e armonia, facendolo apprezzare a tutti coloro che desiderassero respirarne l’atmosfera.
Ci spiega Stefano: «Il ristoro era partito come esperienza di degustazione per chi veniva a visitare la cantina, poi abbiamo visto che la cosa funzionava. La nostra immagine è legata al vino sui lieviti e alla sopressa: il ristoro è una sorta di frasca, dove si possono trovare i nostri prodotti. Non siamo infatti solo un’azienda vitivinicola, ma produciamo anche farine da polenta e da biscotti come mais marano e mais sponcio, e ancora i salumi, perché alleviamo i maiali. Poi abbiamo deciso di inserire anche il meglio di altre aziende agricole, dai formaggi di malga alle giardiniere, tutto secondo stagione».
FRASCA MARCHET – UNA PORTA APERTA SULLE COLLINE
È molto bella la storia della Frasca Marchet a Guia: ce la siamo fatta raccontare da Alberto De Stefani: «La cantina è nata negli anni ’90 da mia mamma, Francesca. La frasca l’abbiamo aperta nel 2020 con mio fratello Davide e dopo la pandemia siamo partiti con questa nuova iniziativa, con l’idea di dare ospitalità sia ai clienti della cantina, sia a tutte le persone che visitavano la nostra zona. È accaduto guardando il portone della vecchia stalla di mio nonno, una porta che ha vissuto ben due guerre mondiali. Mi sono detto: perché non aprire questa porta a tutti? Così abbiamo iniziato il recupero del vecchio casolare». Qui, oltre ai vini e ai salumi di casa, si servono i prodotti delle colline.
E poi c’è il pic-nic in vigna: «Abbiamo una terrazza panoramica dove si trovano dei tavolini e delle sedie per chi preferisce stare comodo; in alternativa forniamo sempre un telo da stendere in vigna e il cestino con all’interno una bottiglia di vino, salumi e formaggi, calici in vetro, taglieri e posate. In questo modo gli ospiti si rilassano quanto vogliono, perché non c’è un tempo di permanenza massimo».
FRASCA BORGOLUCE – FILIERA CORTA, KM ZERO E ACCOGLIENZA
È ormai storica anche la Frasca Borgoluce, realtà articolata che va dalla produzione di vino all’allevamento di animali. Qui si gustano prodotti accomunati da due aspetti: una filiera corta e la provenienza a km zero. Inoltre, il 90% degli ingredienti utilizzati sono prodotti all’interno della tenuta.
Lodovico Giustiniani, a proposito della frasca accanto alla stalla delle bufale, dove si servono stuzzichini, taglieri di salumi e formaggi e hamburger gourmet, oltre ai vini dell’azienda, ricorda: «Ce l’abbiamo da tantissimo tempo e l’idea era stata proprio quella di seguire la tradizione del passato, quando molte aziende agricole familiari e case contadine aprivano, in alcuni giorni o nel periodo estivo, uno spaccio dei prodotti della loro terra. Si chiamava frasca perché, per segnalarne la presenza ai viandanti, veniva appeso come indicazione un ramo ricco di foglie. Per noi, una delle grandi possibilità sarà proprio l’accoglienza, facendo vivere una vera esperienza. Quello che oggi cerca, a mio avviso, un viaggiatore in cerca di autenticità e verità».
Articolo di Marco Colognese
Foto di Mattia Mionetto