Il valore dell’enoturismo nelle cantine
Oltre 450 mila visite in cantina per un valore di 32 milioni di euro: quanto conta e come incrementare l’enoturismo nelle cantine della Denominazione. L’analisi del professor Pomarici

La crescita del turismo nelle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, soprattutto da quando il territorio è stato riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2019, è ormai un dato assodato.
Anche i dati più recenti (Regione Veneto) confermano questa tendenza, con arrivi che da gennaio a maggio di quest’anno hanno fatto segnare un +2,7% e presenze un +3,9% rispetto al 2024.
Un successo che evidenzia non solo l’attrattività e la qualità dell’offerta del territorio, ma sottolinea anche il ruolo cruciale del turismo, e in particolare dell’enoturismo, come leva per la crescita delle cantine della Denominazione.
L’ENOTURISMO IN CIFRE
L’enoturismo, infatti, è anche un elemento capace di generare valore economico e culturale per le cantine e per l’intero distretto.
I dati relativi alle visite nelle cantine del Conegliano Valdobbiadene tra il 2008 e il 2024 (presentati nell’ultimo Rapporto Flash elaborato dal CIRVE) rivelano un quadro di forte crescita.
Nel 2024, le visite hanno raggiunto quota 459.000, generando una spesa totale di 32,6 milioni di euro. Con un incremento notevole nel numero di visitatori del +8,8% tra il 2023 e il 2024 e del +4,9% tra il 2019 e il 2024.
La spesa media per visitatore, inoltre, stimata in circa 71 euro, è in linea con i dati statistici dedicati all’enoturismo in altri territori, confermando la validità del modello.
POMARICI: “MENO VENDITE DIRETTE, PIÙ TURISTI”
Numeri, quindi, che indicano un recupero significativo rispetto alla ovvia flessione registrata durante l’anno del Covid, superando persino i livelli del 2019. Sebbene la spesa totale abbia mostrato una leggera riduzione (-4,7% nel 2023-24 e -9,8% nel 2019-24), il professor Eugenio Pomarici, coordinatore del Rapporto economico del Distretto, spiega come questa dinamica sia imputabile soprattutto a un cambiamento nella composizione della platea dei visitatori.
“La leggera diminuzione della spesa totale non è un segnale negativo, ma piuttosto il riflesso di una trasformazione nel profilo del visitatore. In questo periodo, infatti, sono diminuiti i compratori locali di vino e siano invece aumentati i turisti. Nel primo tipo di cliente, la spesa media di acquisto è superiore, da qui il calo del valore medio”.
Un cambiamento che il professor Pomarici spiega anche alla luce delle diverse modalità di acquisto. “I compratori locali, che in passato si recavano in cantina per acquisti diretti, ora trovano più conveniente l’acquisto di certi prodotti al supermercato o nei discount. Questo “travaso di acquisti” dalla cantina ad altri canali, in particolare alla grande distribuzione, incide sulla spesa media per visitatore. Tuttavia, l’aumento del numero complessivo di visitatori e la resistenza delle vendite di vini di prezzo maggiore attestano una crescita strutturale dell’enoturismo vero e proprio”.
E che, come sottolinea ancora il professor Pomarici, può avere riflessi assolutamente positivi: “L’enoturista puro, ovvero colui che viene da fuori area, genera una domanda di servizi sul territorio che va oltre il semplice acquisto di vino. Questo lo rende un perfetto “ambasciatore delle cantine”, che porta con sé non solo le bottiglie, ma soprattutto l’esperienza vissuta, promuovendo il territorio e i suoi prodotti nel proprio luogo d’origine”.
UN TREND DA COGLIERE: I CONSIGLI PER LE CANTINE
Il professor Pomarici evidenzia anche un ulteriore fenomeno strutturale positivo: l’aumento del numero dei visitatori e l’aumento del prezzo medio a bottiglia.
Il consiglio per le cantine è chiaro: strutturare meglio l’enoturismo perché funziona più della vendita diretta.
“Gli studi indicano uno scenario favorevole per lo sviluppo del turismo in cantina, un trend associato alla crescita generale del turismo. Ma è fondamentale essere pronti ad accogliere un pubblico sempre più eterogeneo. I visitatori delle cantine, infatti, non sono e non saranno necessariamente solo esperti di vino, ma persone interessate al turismo in senso più ampio, incluse le esperienze offerte dalle cantine.
Questo implica la necessità di predisporsi ad accogliere anche chi non è un appassionato di vino, magari offrendo esperienze che vadano oltre la classica degustazione, come passeggiate, itinerari ed eventi. Se da un lato questo può sembrare più complesso, dall’altro apre a nuove opportunità. È cruciale essere in grado di accogliere sia gli esperti, garantendo loro un’esperienza soddisfacente e approfondita, sia i non esperti, offrendo un’esperienza più culturale e umana, studiata per essere convincente e non banale”.
L’investimento nell’enoturismo, continua il professor Pomarici, è un investimento con un ritorno economico tangibile: “Le cantine dovrebbero considerare di investire in personale qualificato per l’accoglienza, anche multilingue, data la crescente presenza di visitatori stranieri. Ma in questo è fondamentale anche il ruolo del Consorzio e della Strada del Vino nel motivare le aziende e nell’indirizzare l’offerta enoturistica in modo efficace, garantendo che i visitatori possano effettivamente godere delle esperienze offerte”.
LA STRADA DELLA PROMOZIONE
In sintesi, l’enoturismo nelle Colline di Conegliano e Valdobbiadene si conferma un motore di sviluppo solido ed efficace. La capacità di attrarre un numero crescente di visitatori, unita alla visione strategica di adattare l’offerta alle nuove esigenze del turista, posiziona il territorio in una prospettiva di crescita continua.
L’impegno congiunto delle singole cantine assieme al Consorzio sarà fondamentale per capitalizzare appieno questo potenziale, trasformando ogni visita in un’esperienza memorabile e in un veicolo di promozione per il Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG e il suo paesaggio UNESCO.