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François Dal e l’arte della potatura

Intervista all'agronomo francese che ha rivoluzionato le tecniche viticole mondiali, invitato dal Consorzio il 16 e 17 ottobre per un corso di potatura, teorico e pratico, aperto a tutti i viticoltori del Conegliano Valdobbiadene
Taille Vouvray

Tra i vigneti del Conegliano Valdobbiadene sta per arrivare François Dal: l’agronomo che dal 2003 ha messo al centro dell’attenzione il metodo di potatura della vite.
Il 16 e 17 ottobre, per la 10° edizione del corso organizzato dal Consorzio di Tutela, Dal condividerà la sua esperienza, maturata nella regione di Sancerre, dove dirige il servizio viticolo del SICAVAC.

Lo abbiamo incontrato per anticipare i temi che affronterà nelle due giornate nella nostra Denominazione, in un percorso che unirà teoria e pratica sul campo.

Monsieur Dal, può raccontarci il suo percorso professionale? Quali progetti l’hanno segnata di più negli ultimi anni?

“Dopo aver iniziato la mia carriera in Champagne, sono arrivato a Sancerre nel 2002 per dirigere il servizio viticolo di SICAVAC. Abbiamo lavorato molto sulla creazione di selezioni massali di Sauvignon, Pinot noir, Gamay e Chasselas, sulla gestione dell’inerbimento nei vigneti, sulle malattie del legno attraverso potatura, innesto e curetage, sull’adattamento al cambiamento climatico… Un percorso che mi ha portato a ripensare completamente l’approccio alla vite.”

In questi trent’anni, come è cambiata la filosofia della potatura?

“Da noi è cambiata radicalmente. Trent’anni fa la potatura doveva essere veloce e il più semplice possibile. Questo approccio ha provocato molti danni e una forte mortalità. I viticoltori hanno preso coscienza del problema e hanno modificato profondamente il loro metodo per rispettare maggiormente le piante. È stata una vera rivoluzione culturale.”

Lei è riconosciuto per aver codificato delle linee guida innovative. Quali sono gli elementi chiave del suo metodo?

La potatura deve rispettare la fisiologia della pianta. Il flusso linfatico della vite si concentra nella parte periferica del fusto; perciò, è importante lasciare delle branche che possano alimentarla e mantenerla attiva. Inoltre, la vite non è in grado di isolare le ferite provocate da tagli sul legno vecchio, che infatti si trasformano facilmente in piaghe. Per ridurre l’impatto di queste lesioni di potatura permanenti è opportuno evitare i cosiddetti tagli rasi, lasciando invece del “legno di rispetto”.

Le tecniche variano molto da territorio a territorio. Da cosa dipendono queste differenze?

“I principi restano ovunque gli stessi, bisogna solo adattarli alla forma di allevamento (Guyot, Sylvoz, cordone, alberello, ecc.), alle condizioni climatiche locali (temperatura, vento, disponibilità idrica, ecc.) e alle disponibilità di manodopera in azienda. È questo che rende affascinante il nostro lavoro: ogni territorio racconta una storia diversa attraverso la sua viticoltura.”

Cosa porterà nel Conegliano Valdobbiadene durante queste due giornate?

“Spiegheremo come la vite si comporta e reagisce alla potatura, come potare per limitare gli effetti negativi legati anche al Mal dell’Esca. Parleremo anche delle tecniche curative come il reinnesto e il curetage. Sarà un dialogo diretto con i viticoltori del territorio, perché ogni vigneto ha le sue specificità.”

Quanto è importante oggi la biodiversità nella viticoltura moderna?

“È cruciale. Sappiamo che l’uomo ha un forte impatto sulla biodiversità e che quest’ultima può essere un alleato per mitigare gli squilibri. Non possiamo più permetterci di ignorare questo aspetto: la vite vive in simbiosi con l’ecosistema che la circonda.”

Un appuntamento esclusivo: il corso di potatura a Solighetto – 16 e 17 ottobre

Il corso, che si terrà giovedì 16 ottobre alle ore 17 a Villa Brandolini di Solighetto per la parte teorica e proseguirà venerdì 17 in mattinata con l’applicazione pratica in vigneto, vedrà anche la partecipazione del direttore del Consorzio Diego Tomasi sui flussi linfatici della vite e di Roberto Merlo (Uva Sapiens), che presenterà i risultati dell’applicazione del “metodo Dal” nei vigneti locali.

“La potatura non è soltanto un lavoro manuale, ma un atto di responsabilità nei confronti della vite e della Denominazione”, afferma Tomasi. Un approccio che ben sintetizza la filosofia di un territorio che ha fatto della qualità e della sostenibilità i suoi punti di forza, conquistando il riconoscimento a Patrimonio UNESCO.

Il corso è aperto a tutti i viticoltori dell’area DOCG. Un’occasione per confrontarsi con uno dei massimi esperti mondiali e approfondire tecniche che possono fare la differenza nella longevità e produttività dei vigneti.

ISCRIVITI AL CORSO DI POTATURA

Per partecipare, compila il modulo di iscrizione e invialo  a camilla.canal@prosecco.it