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Filari di Vita: le interviste a Mariagrazia Morgan e Gaia Corsello dell’ISISS Cerletti

Da 150 anni, la scuola enologica di Conegliano forma le nuove generazioni della viticoltura locale. Ne parliamo con due testimoni di questo passaggio generazionale
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Nel cuore pulsante di Conegliano, 150 anni fa è stata fondata un’istituzione divenuta punto di riferimento per il nostro territorio: la Scuola Enologica “Cerletti”. 

Da un secolo e mezzo, questo istituto forma le menti che plasmeranno il domani della viticoltura. In questo episodio, incontriamo due figure emblematiche di questo passaggio generazionale: Mariagrazia Morgan, dirigente scolastica, e Gaia Corsello, studentessa brillante e pluripremiata. Insieme ci offrono uno sguardo sull’eredità e le sfide del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, tra storia, studio, sperimentazione e una profonda passione per la terra.

Intervista a Mariagrazia Morgan

Mariagrazia Morgan, alla guida della storica Scuola Enologica di Conegliano “Cerletti”, porta avanti un’eredità di eccellenza. Coordina la formazione delle future generazioni di esperti del settore vitivinicolo, in un dialogo costante tra l’aula e il paesaggio unico che circonda l’istituto.

Come si integra la vostra attività di insegnamento e formazione con la viticoltura del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG?

La nostra Scuola, fondata nel 1876, è nata e cresciuta insieme a questo territorio. Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG rappresenta un’importante realtà produttiva, ma anche un laboratorio a cielo aperto per la formazione delle nuove generazioni di tecnici del settore vitivinicolo. 

L’integrazione è quotidiana e concreta. Attraverso attività didattiche, progetti di ricerca, stage aziendali e collaborazioni con enti e imprese della denominazione, i nostri studenti hanno la possibilità di confrontarsi direttamente con una viticoltura d’eccellenza, caratterizzata da una forte identità territoriale e da una crescente attenzione alla sostenibilità. 

Le sinergie sono molteplici: da un lato il territorio offre agli studenti opportunità formative straordinarie, dall’altro la scuola contribuisce, insieme al CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), con competenze scientifiche, innovazione e ricerca applicata. La sfida più importante è accompagnare l’evoluzione del settore mantenendo saldo il legame con la tradizione, formando professionisti capaci di affrontare i cambiamenti climatici, le nuove esigenze dei consumatori e le richieste di una viticoltura sempre più sostenibile.

Qual è il messaggio che volete trasmettere ai vostri studenti riguardo al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG?

Desideriamo trasmettere ai nostri studenti la consapevolezza che il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG è molto più di un prodotto di successo: è il risultato di una cultura, di una storia e di un paesaggio unico al mondo, costruito nel tempo grazie all’impegno di generazioni di viticoltori. 

Ai giovani chiediamo di guardare a questa denominazione con orgoglio ma anche con senso di responsabilità. Essere protagonisti del futuro del vino significa saper innovare senza perdere il rispetto per il territorio, per l’ambiente e per le persone che vi lavorano. La qualità nasce dalla competenza, dalla passione e dalla capacità di custodire un patrimonio che appartiene a tutta la comunità.

Qual è la sfida più urgente che il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG deve affrontare oggi, e come il vostro Istituto può contribuire a risolverla?

La sfida più urgente è certamente quella legata al cambiamento climatico e alla necessità di rendere la viticoltura sempre più resiliente e sostenibile. L’aumento delle temperature, la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi e la gestione delle risorse naturali richiedono nuove conoscenze e nuovi strumenti. 

Il nostro Istituto può contribuire attraverso la formazione e con la ricerca e la sperimentazione, che può svolgere in sinergia con i centri di ricerca. Lavoriamo per trasferire agli studenti competenze aggiornate in ambito agronomico, enologico e tecnologico, promuovendo soluzioni innovative per la gestione del vigneto, la riduzione dell’impatto ambientale e il miglioramento della qualità produttiva.
La scuola può rappresentare un ponte tra il mondo della ricerca e quello delle imprese, favorendo l’adozione di pratiche sempre più efficaci e sostenibili.

Qual è, secondo lei, il valore più rappresentativo del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG?

Se dovessi individuare un valore che rappresenta al meglio il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, sceglierei il legame autentico tra uomo e territorio. In queste colline il lavoro umano ha modellato il paesaggio e continua a essere determinante per garantire qualità e identità. È un valore che racchiude tradizione, competenza, spirito di comunità e capacità di innovare. Proprio questo equilibrio tra radici profonde e visione futura ha reso il Conegliano Valdobbiadene un modello di eccellenza riconosciuto nel mondo.

Come vede il ruolo delle donne nel mondo del vino e come si è evoluto negli ultimi anni? 

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita significativa della presenza femminile in tutti gli ambiti della filiera vitivinicola: dalla produzione alla ricerca, dalla comunicazione alla gestione aziendale. Le donne hanno dimostrato competenza, capacità manageriali, sensibilità verso l’innovazione e una forte attenzione ai temi della sostenibilità. 

Anche nel nostro Istituto Cerletti osserviamo con soddisfazione un crescente interesse delle studentesse verso percorsi di studio e professioni che un tempo erano considerati prevalentemente maschili. È un cambiamento culturale importante e positivo

Credo tuttavia che ci sia ancora spazio per valorizzare ulteriormente il contributo femminile, favorendo una maggiore presenza nei ruoli decisionali e promuovendo modelli professionali che possano ispirare le nuove generazioni. Il settore del vino cresce quando riesce a valorizzare pienamente tutte le competenze e tutte le sensibilità che lo compongono.

Intervista a Gaia Corsello

Gaia Corsello incarna la promessa e il talento della nuova generazione del Conegliano Valdobbiadene. A 20 anni ha già un percorso notevole: diplomata con lode all’indirizzo Viticoltura ed Enologia e specializzata come Enotecnico, ha collezionato esperienze internazionali dalla vendemmia in Bordeaux agli studi in Brasile, passando per il Cile e l’Argentina.
Premiata con borse di studio e riconoscimenti prestigiosi come la Medaglia d’oro Antonio Carpenè, Gaia porta con sé una freschezza e una profondità di vedute che si sposano perfettamente con la sua passione per il territorio, pronta a intraprendere la facoltà di Viticoltura ed Enologia all’Università di Trento.

Perché hai scelto questo percorso di studi? Cosa ti ha appassionato di questo mondo?

Ho scelto questo percorso di studi quando ero in seconda media, la prima volta che ho varcato l’ingresso della Scuola Enologica.
Ancora non conoscevo minimamente questo settore, ma qualcosa mi ha suggerito dal primo momento che sarebbe stata la mia strada. Si respirava un’aria carica di storia, di maestosità e di orgoglio. C’era un entusiasmo contagioso negli studenti che presentavano la loro scuola, e ho sentito istintivamente che avrei voluto farne parte. Di questo mondo mi ha appassionato la connessione profonda tra il prodotto e il suo territorio di origine.

Qual è la lezione più preziosa che ti ha insegnato il paesaggio delle colline di Conegliano Valdobbiadene?

La lezione più preziosa me l’ha data proprio il paesaggio, fin dalla mia prima visita alla Scuola. Mi ha fatto capire la fortuna immensa di abitare tra queste colline. Il loro aspetto è dolce e accogliente, ma dietro quella bellezza c’è un lavoro immenso e costante. Impari a riconoscere e a onorare la fatica dei viticoltori che, su queste pendenze ripide, si dedicano ogni giorno a ottenere un prodotto di qualità. Per me, la vera lezione è questa: imparare a vedere nel calice non solo il vino, ma le persone, il tempo e la passione che lo hanno reso possibile. È un modo per apprezzare il territorio in tutta la sua complessità.

Qual è la sfida più grande che credi dovrete affrontare come “nuova generazione” in questo settore?

Credo che la nostra generazione si trovi di fronte a sfide cruciali, in primis l’agricoltura sostenibile e l’adattamento ai cambiamenti rapidi del mercato. Dovremo essere noi ad aprire nuove vie commerciali, a navigare tra dazi e tensioni geopolitiche, trovando soluzioni innovative. 

Un’altra grande sfida è riavvicinare i giovani al mondo del vino, presentandolo non solo come una bevanda, ma come un elemento fondamentale del nostro patrimonio culturale.
Spesso i miei coetanei si orientano verso altri tipi di alcolici, perdendo il contatto con la complessità e la bellezza del vino.
È fondamentale inoltre sviluppare e diffondere pratiche di coltivazione che siano sempre più rispettose della terra e delle persone. Il nostro compito più grande sarà salvaguardare il territorio, preservandone la storia, l’identità e le tradizioni, proiettandole nel futuro.

C’è un elemento della tua storia personale legato al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG?

La mia famiglia non è composta da produttori, quindi la mia storia non risulta direttamente correlata al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG. Però, mi sento profondamente legata a questo territorio perché è stato lo sfondo di tantissimi momenti felici della mia vita, dall’infanzia ad oggi, trascorsi con la mia famiglia.
Le colline con i loro vigneti mi riportano sempre alla mente il panorama che si ammira dalle aule della Scuola Enologica. È un’immagine che racchiude tutti i momenti speciali, le scoperte e le emozioni intense che ho vissuto in questi anni di studio e crescita. È un legame più emotivo e visivo, ma per me è fortissimo.

Pensi si possa fare di più per valorizzare il contributo femminile nel settore?

Dalla mia esperienza, vedo che le donne stanno davvero conquistando il loro spazio in un settore tradizionalmente maschile, e associazioni come “Le Donne del Vino” ne sono una prova. Credo che la nostra presenza sia una ricchezza immensa, capace di portare una ventata di innovazione, punti di vista differenti e una sensibilità unica, soprattutto nella cura dei dettagli e nella gestione aziendale. 

Sono convinta che sia indispensabile continuare a promuovere il potenziale professionale delle donne, garantendo un trattamento equo e superando ogni pregiudizio. Il settore del vino ha solo da guadagnare dalla piena valorizzazione di tutte le competenze e sensibilità che può offrire.