Prosecco.it — Conegliano Valdobbiadene DOCG

Storie  

Filari di Vita: intervista a Tobia Nardi

Terza generazione di viticoltori, Tobia porta avanti quello che il nonno Tiziano aveva già capito: la terra si rispetta prima di coltivarla
tobia-nardi

Le colline del Conegliano Valdobbiadene sono un territorio dove la tradizione vitivinicola si tramanda, ma dove anche l’innovazione trova terreno fertile.

Tobia Nardi, terza generazione di viticoltori biologici, incarna perfettamente questa dualità. Custode di un sapere antico e pioniere di pratiche sostenibili, Tobia ci guida in un dialogo sulla viticoltura che rispetta l’ambiente, affronta consapevolmente le sfide climatiche e celebra l’impegno di chi ha fatto del biologico una scelta di valore, ben prima che diventasse una tendenza.

Qual è l’importanza della biodiversità e della sostenibilità per il futuro del Conegliano Valdobbiadene?

Per noi, l’importanza della biodiversità e della sostenibilità ha radici profonde. I viticoltori del passato, con fatica e visionaria fiducia, hanno modellato questi ‘ciglioni inerbiti’, creando un paesaggio di incredibile bellezza. Un mosaico tra vigneto e bosco che è diventato Patrimonio Unesco nel 2019.

La nostra prima responsabilità è preservare questo bene universale, ma non solo. Il nostro impegno è anche arricchirlo. Nella mia azienda stiamo reintroducendo piante da frutto nei vigneti (ciliegi, susini, fichi, cachi) e, dove la vite non può crescere, creiamo macchie di bosco con carpini, ontani e frassini. Inoltre, per sostenere gli impollinatori e donare nuovi colori, seminiamo lungo le scarpate dei miscugli floreali come trifoglio, lupinella e ginestrino.

Qual è la visione della vostra azienda per il futuro della viticoltura nel Conegliano Valdobbiadene, alla luce delle sfide climatiche?

La nostra visione ruota attorno a pilastri come la biodiversità, il benessere delle api, il rispetto incondizionato della natura e l’equità sociale. Per questo coltiviamo esclusivamente con metodo biologico e integriamo pratiche biodinamiche. Il nostro approccio è a basso impatto, con una particolare attenzione alla qualità del suolo. Perché crediamo che un terreno sano sia la base per piante vigorose e resilienti.

Come integrate le nuove tecniche e tecnologie con le tradizioni del Conegliano Valdobbiadene?

È un dialogo costante tra il sapere antico e le soluzioni di oggi. Sappiamo che la vitalità del terreno dipende da un’abbondante sostanza organica. Per questo, ogni anno arricchiamo i nostri vigneti con compost certificato biologico, prodotto localmente, chiudendo un ciclo virtuoso. Questa sostanza organica agisce come una spugna, immagazzinando l’acqua piovana e rilasciandola durante la siccità.

Oggi stiamo anche sperimentando l’uso del Biochar: carbone vegetale ottenuto a bassa temperatura, che, aggiunto al compost, aumenta ulteriormente la capacità di ritenzione idrica del suolo. Un aiuto prezioso contro i cambiamenti climatici. Inoltre, abbiamo realizzato due laghetti che non solo raccolgono l’acqua durante i temporali per poi riutilizzarla nei periodi di siccità, ma sono diventati veri e propri ecosistemi, con flora spontanea e il ritorno di numerose libellule.

La vostra famiglia fa questo lavoro da generazioni: qual è l’insegnamento più importante che i tuoi nonni ti hanno tramandato?

Mio nonno Tiziano, con il suo lavoro di viticoltore, allevatore e apicoltore, mi ha lasciato un’eredità di inestimabile valore: la profonda comprensione della relazione tra uomo e natura. Le sue arnie erano un monito silenzioso: se si vuole la vita, bisogna rispettarla. Significa che non si possono usare veleni in vigneto, altrimenti si perdono le api e con esse una parte fondamentale dell’equilibrio ambientale. 

Ho sentito forte il richiamo di questa lezione, e negli ultimi anni ho ripreso la sua arte, diventando apicoltore certificato. È un’esperienza che ogni giorno mi mette di fronte alla vulnerabilità degli ecosistemi. I nostri preziosi impollinatori sono a rischio a causa di malattie e, soprattutto, della chimica nell’ambiente. Questo ci spinge, con rinnovata convinzione, a perseguire la via dell’agricoltura biologica: una scelta di rispetto per la terra, per le api e per il benessere di tutti.

Come mai hai scelto di continuare la tradizione di famiglia? Cosa ti motiva di più?

Ho scelto di continuare questa tradizione perché sono cresciuto respirando l’amore per la terra e il rispetto viscerale per i suoi cicli.  40 anni fa mio nonno, mio padre e i suoi fratelli hanno intrapreso una sfida pionieristica scegliendo il biologico, in tempi in cui quasi nessuno ci credeva. 

La mia motivazione più grande non è solo custodire e onorare questo patrimonio umano e agricolo, ma farlo crescere, raccogliendo il loro testimone per guidare l’azienda agricola verso il futuro, mantenendo sempre viva quella stessa identità e quel legame profondo con la natura che loro mi hanno tramandato.