Filari di Vita: intervista a Mirco Balliana
Il giovane enologo si racconta tra ricordi di famiglia, lezioni apprese con l'esperienza e la passione per i vini perfettamente bilanciati

Nel panorama vinicolo, ci sono figure il cui lavoro viene riconosciuto a livello internazionale. Una di queste è Mirco Balliana, enologo, inserito nella lista dei “Master Winemaker 100” del 2025 del magazine The Drinks Business.
Il tuo Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG in tre parole
- Origine: Il Conegliano Valdobbiadene è il motivo per cui mi sono avvicinato al mondo del vino fin da piccolo. Sono cresciuto in un’azienda agricola, trascorrendo molte ore in vigna con nonno e papà. È l’origine di un fenomeno che oggi ci vede tra i primi distretti spumantistici mondiali, e che deve mantenere il legame con le proprie radici per non perdersi. Solo così potremo continuare a essere un faro per questo settore. Sono follemente innamorato delle sfumature territoriali che i vini possono assumere in base alla provenienza delle uve, come si verifica nelle Rive.
- Eleganza: Il mondo del vino richiede eleganza a 360° e il Conegliano Valdobbiadene ha conquistato i consumatori di tutto il mondo proprio grazie a questa caratteristica. Un’eleganza che comporta versatilità e che, combinata alle differenze di residuo zuccherino, ha permesso, partendo da una singola varietà (e pochi autoctoni), di pasteggiare dall’aperitivo al dessert con un unico vino. Questa è una peculiarità che ci differenzia molto da altre zone viticole mondiali.
- Crescita: Negli ultimi anni, il Conegliano Valdobbiadene ha avuto un’esponenziale crescita quantitativa, oltre a un miglioramento nel metodo e nel “savoir-faire”. Credo però che il lavoro di promozione non sia ancora concluso e che il posizionamento necessiti di ulteriore crescita, così come la consapevolezza del consumatore riguardo a ciò che c’è dietro una bottiglia di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.
Quale emozione speri di suscitare in chi beve il tuo vino?
La mia formazione professionale mi porta ad assaggiare qualsiasi tipologia di vino, cercando di capire come è stato ottenuto e scansionando ogni eventuale difetto o sbavatura stilistica. Quando ne parlo, cerco sempre di mantenere la massima serietà professionale per trasmettere l’importanza che diamo al nostro lavoro.
In realtà, superato il momento didattico, la versione più romantica di me vorrebbe semplicemente che le persone, prima di stappare una buona bottiglia, scelgano un buon momento, si circondino di buoni amici e la utilizzino come uno dei più bei connettori sociali per favorire l’apprendimento, le chiacchiere e le risate, oltre a far scattare qualche scintilla ogni tanto.
Qual è il ricordo più emozionante legato a una vendemmia?
La vendemmia, soprattutto quella del periodo della mia infanzia, mi suscita parecchie emozioni.
Mi ricorda la famiglia unita, quando ancora c’erano mio nonno e mio zio che, assieme a papà, mamma e mia sorella, contribuivano alle ore e ore di duro lavoro. La giornata cominciava il mattino presto in vigna e terminava la sera tardi in cantina, ma pur essendo molto piccolo non mi pesava. Mi sentivo importante perché cominciavano ad affidarmi piccoli incarichi che all’epoca mi sembravano enormi responsabilità.
Un anno, mentre stavamo vendemmiando in collina, vicino alla vigna passò un turista che scattò una foto Polaroid a mio nonno con un grappolo in mano. Quella foto è una delle foto ricordo più belle che mi siano rimaste di mio nonno.
Che consiglio daresti al tuo io più giovane?
Molto spesso, da giovane inesperto o alle prime armi, mi sono trovato a passare notti insonni a causa di ansie e paure. Una cosa che vorrei dire al mio io più giovane è che, per quanto ho imparato negli anni, tutto ciò che succede in vigna e in cantina ha ritmi o cicli ben più lenti di quelli che ci portano al panico. Quindi, anche davanti a cose gravi: calma e sangue freddo. È meglio prendersi tempo per pensare e prendere la decisione giusta, piuttosto che giungere a conclusioni affrettate!
Un gesto che compi ogni giorno e che fa la differenza nel tuo lavoro?
Sono convinto che la qualità, in qualsiasi settore, sia un insieme di piccolissimi dettagli che poi nell’insieme fanno la differenza. A livello aziendale, sono sempre più convinto dell’importanza di coinvolgere le persone e creare un gruppo coeso.
Nel mio piccolo, cerco sempre di mantenere il sorriso anche nei momenti in cui io stesso sono in difficoltà, o faccio qualche battuta al momento opportuno per sollevare il morale infondendo positività. Credo che tutto ciò aiuti a far sì che ognuno si senta parte dell’azienda e dia il massimo.
La tua tipologia di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG preferita?
Non ho una categoria preferita; apprezzo moltissimo quando il vino è perfettamente bilanciato. Produciamo bollicine in un territorio che, grazie alle differenze dei suoli e dei microclimi, ci dà uve adatte sia alla tipologia “extra brut” sia all’“extra dry” o “dry”.
La mia vera passione sta nel trovare un vino talmente in sintonia con il proprio residuo zuccherino da mandare in estasi il mio palato e da non permettermi di definirne una categoria di appartenenza, perché lo considero un eccellente lavoro di maestria nell’esaltazione delle caratteristiche di quelle uve. Se proprio poi dovessi mettere i puntini sulle “i”, aggiungerei che prediligo zone che conferiscono ai vini sensazioni verticali e saline.



