Prosecco.it — Conegliano Valdobbiadene DOCG

Storie  

Ecco i giovani del Conegliano Valdobbiadene

Nel distretto vitivinicolo dal più elevato ricambio generazionale. I giovani viticoltori si raccontano.
20230428_130057

 

Una Denominazione dinamica e sempre più giovane. Uno dei dati che salta più all’occhio nella lettura dell’ultimo Rapporto Economico della Denominazione riguarda proprio la presenza giovanile all’interno delle aziende e delle cantine. Una presenza che, nell’ultimo decennio, ha avuto una crescita esponenziale. Se nel 2013 i giovani erano poco meno di 800, oggi sono saliti a ben 1.312 e rappresentano il 37,3% del totale degli addetti. Con una crescita di presenza più in cantina (+21,4%) che in vigneto (-1,2%), a sottolineare la volontà delle giovani generazioni di entrare preferibilmente all’interno dei processi produttivi del vino, dove possono offrire quella vivacità, curiosità e senso della scoperta che sono le loro prime doti naturali. Dati, questi, che certificano la Denominazione del Conegliano Valdobbiadene Prosecco come uno dei distretti produttivi vitivinicoli dal più elevato ricambio generazionale. Tra l’altro, dato ancor più significativo, di questi 1.312 il 37,7% sono donne, segnale che anche la parità di genere rappresenta un elemento caratterizzante del distretto.

E da queste basi che, lo scorso aprile, il Consorzio ha deciso di avviare il progetto Young Club Conegliano Valdobbiadene. Progetto che prevede il coinvolgimento dei giovani tra i 25 e i 35 anni che operano in ogni settore delle aziende socie, dall’ambito tecnico-viticolo a quello commerciale e marketing, per discutere insieme del futuro della denominazione e del prodotto. Con l’obiettivo di integrare in maniera sempre più profonda le risorse che traghetteranno nel futuro la produzione di uno dei simboli del made in Italy nel mondo.

Per andare un po’ più a fondo su questo tema, siamo andati a sentire direttamente loro, i giovani viticoltori del Conegliano Valdobbiadene, per sapere cosa pensano delle Denominazione e del suo futuro. Come Matilde Pollio, 36 anni, che nel 2007 ha fondato assieme ai suoi due cugini Giulio 37 anni e Giacomo 36, riconvertendo la vecchia tenuta di famiglia e partendo praticamente da zero, l’azienda Gli Allori a Collalbrigo. “Dopo aver fatto un percorso internazionale nella finanza all’estero, quindi da un mondo completamente diverso, sono ritornata qui buttandomi a capofitto nell’azienda perché era, in realtà, quello che avrei sempre voluto fare. Le possibilità che ci sono qua, la bellezza del territorio e poi anche il fatto che ci sono tanti giovani, che donano dinamicità, freschezza e una voglia di fare che in altri settori, anche quello della finanza, non ci sono tutti elementi estremamente attrattivi per un giovane. L’aspetto più interessante del Conegliano Valdobbiadene è il fatto che il territorio offre un sacco di opportunità a chi le vuole cogliere. C’è voglia di migliorarsi, con un occhio anche a temi come la sostenibilità e l’accoglienza che ai giovani piacciono molto”.

Quello che attrae invece Edoardo Buso, 28 anni, studi universitari di enologia e quarta generazione dell’azienda di famiglia, l’Azienda Agricola Guia, è “quel connubio tra passione esperienza di vita, valori e senso del dovere che si trova solo qui. Quello che oggi i giovani possono offrire, rispetto ad un contesto socio-economico degli anni ’60 molto diverso quando il potenziale che ha oggi la Denominazione non era nemmeno immaginabile, è volontà di cercare di andare sempre più in là con la qualità del prodotto cercando di valorizzarne le origini. Abbiamo anche la fortuna di avere conoscenze più approfondite rispetto allora, sia del territorio ma anche dal punto di vista della microzonazione, con una maggior attenzione alla eterogeneità e alla diversità che ha la Denominazione. Direi che oggi la viticoltura è in qualche modo anche più slow di una volta, non nel senso di più lenta, ma di più accurata e, più empirica. Dove serve più tempo, che però porta una maggiore cura del dettaglio. E che porta quel valore aggiuntivo che dopo si ritrova nel prodotto finito che si trova nello spumante.

Matteo Ronfini, 26 anni, diplomato al Cerletti e laureando in viticoltura ed enologia all’Università di Padova, lavora nell’azienda di famiglia fondata dal padre Leonardo a Col San Martino, dove si occupa sia dell’aspetto viticolo che di quello enologico. “Ho avuto le mie prime esperienze, come tutti i figli di viticoltori, in vigneto, un mondo che mi affascinava e mi incuriosiva, soprattutto durante la vendemmia. Ma essendo una piccola realtà produttiva, dove bisogna sapersi occupare un po’ di tutti gli aspetti, il mio impegno oggi è su tutti i fronti, sia in vigneto che in cantina. Dal mio punto di vista mi accorgo che sono molti i giovani che come me che scelgono di continuare l’attività di famiglia, sia in cantina ma anche nel settore hospitality, fortemente in crescita. Vedo quindi favorevolmente progetti come lo Young Club ideato dal Consorzio, che coinvolgono proprio i giovani del territorio e ci permettono di confrontarci tra di noi sul tema del futuro della Denominazione. Cosa possiamo offrire? Sicuramente una mente più fresca e aperta, per continuare a far crescere di valore il Conegliano Valdobbiadene, magari puntando sulla sostenibilità, che non può essere solo ambientale, ma anche economica e sociale.”