Carbon Farming: innovazione tecnologica per una Denominazione più sostenibile
Il progetto C.A.R.BO.VIT. unisce viticoltori e università per rigenerare il suolo e catturare carbonio senza l’uso di fertilizzanti chimici, creando un modello sostenibile e replicabile per tutta la Denominazione

Rigenerare la terra senza l’uso di fertilizzanti chimici. Nasce da questo principio il progetto C.A.R.BO.VIT., un’iniziativa ambiziosa sulla strada della sostenibilità promossa dal Consorzio di Tutela nell’ambito delle iniziative della Green Academy, in collaborazione con aziende, istituti di ricerca e partner tecnici.
L’obiettivo concreto è trasformare la viticoltura in un’attività che non solo produce vino di eccellenza, ma che rigenera il suolo, cattura carbonio e genera valore ambientale misurabile. Avviato nel 2025, il progetto si inserisce nel più ampio quadro europeo del PEI AGRI e mira a dimostrare che la sostenibilità non è un’opzione, ma una nuova forma di agricoltura possibile, efficace e certificabile.
UN PROGETTO SOSTENIBILE PER IL FUTURO DELLA VITICOLTURA
Al progetto C.A.R.BO.VIT., hanno scelto di partecipare attivamente 7 aziende viticole della Denominazione, trasformando i loro vigneti in laboratori viventi.
Ogni azienda segue una “tesi” specifica: da quella “RIVE” (con pellettati organici e microrganismi) a quella “RIGENERATIVA” (con cover crops di leguminose e graminacee), fino alle “ORGANICHE” (compost e letame).
Un approccio sperimentale che permette di confrontare l’efficacia delle diverse pratiche di fertilizzazione organica come valida alternativa ai fertilizzanti chimici, misurandone l’impatto sullo stoccaggio di carbonio e sulla fertilità del suolo.
IL MODELLO SCIENTIFICO E LA CERTIFICAZIONE DEL CARBONIO
Per rendere i risultati affidabili e certificabili, il progetto si avvale dell’Università di Padova (DAFNAE) e di CarbonChange Srl. Insieme, le due realtà stanno sviluppando un sistema di calcolo semplificato ma rigoroso, basato sul modello ARMOSA.
L’Università di Padova sta inoltre monitorando il suolo con un approccio multidimensionale, andando ben oltre le classiche analisi chimico-fisiche. Attraverso l’estrazione del DNA presente nel suolo, si mappa la biodiversità microbica — batteri e funghi — che agiscono come “architetti invisibili” della fertilità.
In seguito si valuta la presenza e l’attività dei lombrichi, indicatori naturali di salute del terreno. Si eseguono inoltre analisi multienzimatiche per misurare l’efficienza dei processi biologici che trasformano i nutrienti. Infine si monitorano le emissioni di gas serra direttamente nel suolo, per una lettura puntuale e scientificamente robusta dell’impatto climatico delle diverse pratiche agronomiche.
Questo approccio completo permette di quantificare non solo il carbonio stoccato, ma anche la vera vitalità del suolo. È questa la base su cui nascerà un sistema di certificazione dei crediti di carbonio, trasparente, misurabile e concreto per chi sceglie la rigenerazione.
INNOVAZIONE, COMUNICAZIONE E TRASFERIMENTO DI CONOSCENZA
Il Consorzio non si ferma alle prove sperimentali: attraverso tavoli territoriali e un modello interattivo di innovazione (AKIS), promuove la diffusione delle buone pratiche.
Zowart Srl si occupa della comunicazione, mentre Impresa Verde Treviso-Belluno e PSR & Innovazione Veneto Srl gestiscono interventi formativi (SRH01 per la consulenza in azienda e SRH03 per i corsi di formazione) per diffondere competenze sul carbon farming.
L’obiettivo? Creare un modello replicabile, non solo nel territorio Patrimonio UNESCO, ma in tutta Italia e oltre. Dimostrando che la viticoltura del futuro non è solo vino: è terra viva, carbonio catturato, comunità coinvolta.
Fotografie di Georg Tappeiner